Agenzia Hawzah News – L’Ayatollah Abolghasem Alidoost, membro dell’Associazione dei Docenti del Seminario di Qom (Jāmeʿe-ye Modarresin-e Howze-ye ʿElmiyye-ye Qom), intervenendo al convegno scientifico «Fiqh dell’intelligenza artificiale», svoltosi nella sala Shahid Soleimani dell’Università delle Scienze Islamiche Razavi di Mashhad, ha analizzato le sfide giuridico-religiose e applicative poste dalle tecnologie emergenti.
Riferendosi alla natura ancora recente dell’intelligenza artificiale, egli ha tracciato un paragone puntuale tra questa tecnologia e questioni che non hanno ancora raggiunto una piena maturazione, osservando: «Talvolta un argomento è ancora in fase di formazione e non si è manifestato compiutamente, e tuttavia si formulano su di esso giudizi definitivi; anche l’intelligenza artificiale si trova in una fase ancora incompiuta, e non si deve né agire con precipitazione né eccedere nel suo utilizzo e nelle sue applicazioni».
Il docente del seminario ha sottolineato l’importanza di elaborare quadri teorici prima dell’implementazione delle tecnologie, affermando che, per progettare e portare a concreta realizzazione l’intelligenza artificiale, è necessario definire e rispettare dei principi.
Nel delineare tali quadri, l’Ayatollah Alidoost, facendo riferimento a sette principi cardine destinati a orientare l’elaborazione delle norme relative ai produttori di intelligenza artificiale, ha precisato che tali principi devono essere pienamente conformi alle regole e ai criteri della legge islamica.
Il membro dell’Associazione dei Docenti del Seminario di Qom ha indicato, tra i principi più rilevanti, la trasparenza, la responsabilità, le modalità di gestione della libertà di espressione e di prevenzione della corruzione, nonché la tracciabilità e la responsabilità giuridica, sottolineando che tali aspetti devono costituire il fulcro dell’attenzione dei legislatori.
Egli ha aggiunto: «Se in Iran si intende procedere verso la progettazione e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, è necessario osservare precise condizioni; questo ambito richiede la definizione di principi e norme capaci di regolamentarne sia la dimensione di contenuto sia quella strutturale».
L’Ayatollah Alidoost ha poi affrontato il tema del ruolo dell’intelligenza artificiale nel processo di deduzione giuridico-religiosa, affermando: «Il metodo consueto della deduzione giuridico-religiosa si fonda sul Corano, sulle tradizioni e sulle basi documentarie dei principi del fiqh; tuttavia, per quanto riguarda l’impiego dell’intelligenza artificiale in questo processo, si pongono tre questioni fondamentali, tra cui l’affidabilità delle fonti, la conformità ai criteri della legge islamica e la responsabilità».
Egli ha concluso osservando: «Nella deduzione giuridico-religiosa l’impiego diretto dei risultati dell’intelligenza artificiale non è accettabile, poiché i suoi output, di per sé, non hanno valore probante, a meno che un altro fattore non conferisca loro tale validità».
A cura di Mostafa Milani Amin

Your Comment